I PICENTINI

Castagna, nocciola, tartufo, funghi, ma anche olio e vino (tutelati dal marchio dop), mozzarella ed altri derivati del latte costituiscono una grande risorsa per il turismo gastronomico. Chiese, conventi, piazze, borghi medioevali, castelli, fortezze costituiscono la cornice adatta ad un’imperdibile visita.

Il territorio compreso tra la Piana del fiume Picentino e quella dell’Irno è percorso dai Monti Picentini. Nel tratto compreso dalla Bassa Irpinia alla costa convivono piccole realtà rurali, centri antichi, paesaggi molto vari dal punto di vista floristico e faunistico, tradizioni, intrecci millenari di storia e leggenda, patrimoni enogastronomici, che ne fanno una zona ricca di tipicità ed unicità.
Similitudini geomorfologiche e storiche che si coniugano perfettamente con una natura variegata di fitti boschi di querce e castagni, alberi secolari che si alternano a cespugli di mirti, lentischi, corbezzoli, ginestre ed orchidee selvatiche, ma anche ulivi, viti e noccioli. I profumi, i colori di queste terre trasmettono emozioni e memorie lontane che posizionano il territorio dei Picentini quale meta di un turismo alternativo, con qualità dell’offerta e dei servizi, buona ospitalità e sapori antichi da ritrovare.
L’area comprende i comuni di Acerno, tipico paesino di montagna; Baronissi; Bracigliano; Calvanico; Castiglione del Genovesi; Eboli; Fisciano; Giffoni Sei Casali; Giffoni Valle Piana; Mercato San Severino; Montecorvino Pugliano; Montecorvino Rovella; Olevano sul Tusciano; Pellezzano; Pontecagnano Faiano; San Cipriano Picentino e San Mango Piemonte. Siamo in una grande foresta di faggete ad alto fusto, popolata da lupi, gatti selvatici, cinghiali, tassi, aquile reali, e picchi, pascoli estivi ricchi di sorgenti e fiumi, oasi naturali.
Castagna, nocciola, tartufo, funghi, ma anche olio e vino (tutelati dal marchio dop), mozzarella ed altri derivati del latte costituiscono una grande risorsa per il turismo gastronomico. Chiese, conventi, piazze, borghi medioevali, castelli, fortezze costituiscono la cornice adatta ad un’imperdibile visita.


STORIA

In quest’area, punto più meridionale dell’espansione etrusca, i Romani trasferirono i Piceni, primo esempio di deportazione di massa, ed i Sanniti resistettero all’occupazione. Questo spiega perché il passaggio di Annibale fu una cavalcata trionfale tra popolazioni ansiose di vendicarsi di Roma. Una scelta pagata con la distruzione di Picentia, oggi Pontecagnano Faiano, e l’ulteriore dispersione dei superstiti tra le montagne inaccessibili a cui diedero il nome, i Picentini.
Un passato comune con un’unica stirpe che si disperse lungo le lande della Valle dell’Irno e dei Monti Picentini quando i Romani, distrutta Picentia, divisero i Picentini, lasciando che gli stessi erigessero, unendosi alle popolazioni indigene, le fondamenta di queste terre. Molti dei Comuni rientranti nell’area sono stati dominati dalla famiglia dei Sanseverino e divennero autonomi, per la maggior parte, dopo la legge eversiva della feudalità di Gioacchino Murat del 1806.

FOLKLORE E MANIFESTAZIONI
Premio Parco Monti Picentini ad Acerno articolato in più sezioni (storia dell’arte, disegno, grafica e fotografia; giornalismo; giornalismo ambientale; scienze giuridiche e storiche; economia; narrativa; saggistica; poesia; musica; giovani imprenditori)
Due giorni delle Città Castiglione d’Italia a Castiglione del Genovesi: incontro socio-culturale tra i vari Castiglione d’Italia facenti parte dell’omonima Associazione Nazionale (maggio)
Rivive il borgo antico a Giffoni Sei Casali
Giffoni Film Festival a Giffoni Valle Piana
Sagra dei prodotti tipici a Montecorvino Pugliano
Festival I Mozartini a Montecorvino Rovella, che accoglie musicisti da tutto il mondo (luglio)
Sagra della Castagna a San Cipriano Picentino (ottobre)
Presepe Vivente a San Mango Piemonte
Sagra del cinghiale a Fisciano
Festa del boscaiolo a Calvanico
Festività di Sant’Antonio a Pontecagnano Faiano (giugno)
Da Eburum ad Eboli, viaggio nelle tradizioni e nei costumi della città (giugno)
Festa dell’olio ad Olevano sul Tusciano

MONUMENTI E BELLEZZE NATURALI
Cattedrale di San Donato ad Acerno in stile barocco e con campanile sormontato da una cuspide a bulbo con raffigurazione degli Evangelisti del Pallante
Casa natale di Antonio Genovesi a Castiglione del Genovesi, nella quale sono conservate intatte nell’arredamento di primo Settecento le camere in cui è cresciuto lo studioso
Grotta dell’Angelo a Giffoni Sei Casali, suddivisa in una parte sacra ed una profana, con cappella e scultura su pietra raffigurante la Madonna con il Bambino
Castello e borgo di Terravecchia a Giffoni Valle Piana, con le trecentesche chiese di San Leone e Sant’Egidio e con il belvedere-piazzetta che affaccia sul Golfo di Salerno
Convento di Santa Maria della Misericordia a Montecorvino Pugliano e chiesa di Sant’Antonio, con unica navata, ma, oltre all’altare centrale, ne vanta otto laterali
Osservatorio Astronomico “Gian Camillo Gloriosi” a Montecorvino Rovella
Grotta di San Michele – Olevano sul Tusciano
Parco Ecoarcheologico a Pontecagnano Faiano, esteso su circa ottantacinque ettari, in cui è evidente il corso principale (decumano), largo circa nove metri, una delle strade minori (cardine) e resti di numerose fasi edilizie
Chiesa dell’Addolorata a San Cipriano Picentino, con un imponente altare in scagliola policroma ed un tabernacolo di fine Seicento raffigurante la Pietà
Eremo di San Magno a San Mango Piemonte con dipinto sulla roccia
Santuario di San Michele di Mezzo a Fisciano, nel quale si rifugiò Papa Gregorio VII. Annessa alla chiesa vi è una grotta naturale con affreschi ed altare dedicato alla Vergine greca
Santuario di San Michele Arcangelo a Calvanico, con Cappella Pizzo San Michele dedicata al Santo Patrono
Complesso di San Francesco ad Eboli, sede del Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sele con grande chiostro intorno al quale si articola su tre lati il portico coperto
Convento di Sant’Antonio a Mercato San Severino, fondato nel 1358, che conserva il Mausoleo di Tommaso Sanseverino, realizzato in marmo finissimo
Villa Farina a Baronissi, costruzione settecentesca con parco e giardino ricco di piante esotiche e di alberi secolari
Eremo dello Spirito Santo a Pellezzano, appartenuto ai Padri Agostiniani di Colloreto soppresso il 6 maggio del 1653, in seguito alle disposizioni pontificie derivate al Concilio di Trento
Convento di San Francesco d’Assisi a Bracigliano; abbazia del 1618. Particolarmente caratteristico è il chiostro con il suo ciclo di affreschi di scuola barocca sulla vita del Santo.

ECONOMIA
Castagna, nocciola, tartufo, funghi, ma anche olio e vino (tutelati dal marchio dop), mozzarella ed altri derivati del latte costituiscono una grande risorsa per il turismo gastronomico.
Un territorio dove si è riusciti a conciliare le esigenze di sviluppo economico con nuove esigenze di promozione di una zona con qualità dell’offerta e dei servizi, buona ospitalità e sapori antichi da ritrovare.


GASTRONOMIA
Castagne di Montella e nocciole di Giffoni, questi due prodotti basterebbero, da soli, per definire l’area dei Picentini interessante dal punto di vista gastronomico. Ma c’è ben altro. In quest’area, storicamente poco popolata, è sopravvissuta una pastorizia estensiva che si concretizza, nei due versanti del parco, in produzioni casearie di assoluto pregio: sopra tutte, mozzarelle di bufala, sul lato salernitano, e caciocavallo, sia Silano che Podolico, principalmente sul lato avellinese. Da menzionare anche la tradizione del formaggio pecorino che si perpetua nella zona di Bagnoli Irpino e Montella, legata all’allevamento della popolazione autoctona di pecore Bagnolesi. Accanto alla pastorizia si segnala un’attività di frutticoltura, per ora solo a livello familiare, che ha nelle varietà tipiche campane il suo punto di forza. La pera Spadona estiva, dalla forma allungata e dalla buccia color verde chiaro, è coltivata sui terreni collinari orientali dei Monti Picentini. Consumata prevalentemente fresca è ottima anche per la produzione di sciroppi, gelatine e confetture. Recentemente ha ottenuto la Igp la mela Annurca, una varietà campana pregiata coltivata anche nel territorio del parco. Già nota agli antichi e citata quale Mela Orcula da Plinio il Vecchio, la mela Annurca dopo la raccolta viene posta su giacigli di legno per un paio di mesi: inizia così il periodo di maturazione o “arrossamento” al termine del quale le mele hanno raggiunto la colorazione rossa e il giusto equilibrio tra il dolce e l’acidulo che le caratterizza. Durante la permanenza nei melai le Annurche vengono girate e selezionate. Se la stagione è calda, per evitare che possano danneggiarsi, si coprono con frasche di castagno. La sera sono innaffiate perché non perdano buona parte dell’acqua contenuta nella polpa.
Da rilevare, infine, la presenza nei comuni del parco di alcune delle realtà di punta della vitivinicoltura campana. Una Doc, la Fiano di Avellino, e una Docg, la Taurasi, coprono una parte del territorio dell’area protetta e le coltivazioni si situano su terreni posti nelle immediate vicinanze del parco.